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Starace (Presidente SIEP): “Finanziamenti per la Salute Mentale insufficienti in 18 regioni su 20. Le Regioni rispettino gli impegni che esse stesse hanno definito”

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La recente pubblicazione del Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute conferma con la spietata neutralità dei dati il ruolo sempre più marginale oggi assegnato alle attività psichiatriche nelle Regioni italiane. Come denunciato dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica nell’Appello per la Salute Mentale, sottoscritto dai direttori dei DSM e da tutte le Società Scientifiche ed Associazioni di settore, all’aumento delle condizioni di disagio psichico della popolazione corrisponde una contrazione delle risorse economiche e di personale dei Servizi pubblici.

“Il dato più allarmante – afferma il Presidente della SIEP, Fabrizio Starace – emerge dall’analisi dei costi per Livello di Assistenza, ricavati dai Modelli LA forniti dalle Regioni[1]. Nel 2015 i flussi economici per la Salute Mentale in Italia corrispondono a 3 miliardi e 739 milioni di €. Se si considerano i 107 miliardi e 32 milioni di € che costituiscono il finanziamento indistinto (comprensivo della quota di riequilibrio) assegnato per lo stesso anno alle Regioni, si ricava che la % della spesa sanitaria dedicata alla Salute Mentale è pari al 3,49%, ben lontano quindi dalla soglia minima del 5% cui si erano impegnate le Regioni con un documento sottoscritto all’unanimità da tutti i Presidenti il 18.1.2001”.

Si collocano al di sopra della soglia del 5% solo le PA di Trento e Bolzano; l’Emilia Romagna, con il 4,93% è l’unica regione sostanzialmente aderente all’impegno, mentre l’Umbria (4,65%) è l’unica che si pone al di sopra del 4%. La maggior parte delle Regioni assegna alla Salute Mentale una % della spesa sanitaria che oscilla tra il 3% ed il 4%: nella fascia alta Lombardia (4,0%) e Sicilia (3,89%),  mentre nella fascia bassa troviamo Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Toscana, con differenze % minime tra loro, e ancora Lazio, Liguria, Calabria e Piemonte, con una quota in ulteriore riduzione. In zona critica, al di sotto del 3% della spesa, le regioni Veneto, Valle d’Aosta, Sardegna, Marche. In coda, a meno della metà della quota minima, le regioni Campania e Basilicata.

Il quadro delle diverse Regioni mostra caratteristiche talvolta scontate, per altri versi inattese. Non sorprende la collocazione delle PPAA di Trento e Bolzano o della regione Emilia Romagna nella parte alta, e nemmeno quella, purtroppo, della Campania e della Basilicata agli ultimi posti. Meno prevedibile la collocazione del Friuli Venezia Giulia, che con il suo 3,43%  sfata il mito di un’assistenza psichiatrica non replicabile in altri contesti regionali per gli alti costi che comporterebbe, o di Marche e Veneto, pur considerate regioni di riferimento per la determinazione di costi e fabbisogni standard.

[1] Si tratta dei costi delle prestazioni/attività sanitarie e socio-sanitarie erogate in regime di residenzialità, semi-residenzialità, ambulatoriale e domiciliare, a favore delle persone adulte con disturbi mentali e/o delle loro famiglie

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