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-, salute mentale

Un contributo al dibattito sulla chiusura degli OPG

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Su che cosa si gioca la credibilità e la coerenza delle istituzioni in questo processo complesso di chiusura degli OPG e regionalizzazione della presa in carico del paziente con disagio mentale autore di reato?

Sulla capacità di far comprendere che – se questo è l’obiettivo – allora occorre rafforzare le articolazioni della Pubblica amministrazione e dei servizi chiamati a governare il cambiamento. In questa direzione va la previsione di una dotazione finanziaria, prevista dalla cosiddetta Legge Marino già del 2012, per consentire sia l’adeguamento di strutture riabilitative già operative, sia l’eventuale edificazione di strutture ad hoc, in maniera funzionale all’accoglienza delle persone che provengono dagli OPG. Ma soprattutto per consentire ai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) di adeguare la propria possibilità di risposta alle esigenze delle persone che da domani saranno indirizzate agli stessi DSM dalla Magistratura per valutare l’appropriatezza dei progetti riabilitativi. Considerando la carenza di risorse per la salute mentale in Italia (il nostro Paese dedica a queste attività all’incirca il 3,5% del fondo sanitario mentre Regno Unito, Germania e Francia oscillano tra il 10% e il 13%), ampliare le possibilità di risposta attraverso fondi dedicati è sicuramente l’elemento attorno al quale si gioca il successo di un’operazione di grande respiro civile, etico e giuridico.

Diversi colleghi hanno espresso delle perplessità sul processo di riorganizzazione dei DSM. Sono perplessità che condivide?

Ritengo che tali perplessità siano direttamente associate alla consapevolezza delle criticità operative di cui le parlavo. Occorre rilevare che queste giuste osservazioni non godono di grande popolarità, forse perché non vengono avanzate da chi ha la diretta responsabilità dei DSM o perché – quando questo viene fatto – il tema viene “diluito” nella comunicazione di massa. Mi auguro che questa rinnovata attenzione verso i temi della salute mentale non sia monopolizzata dal tema OPG, ma che si allarghi alle questioni più generali dell’assistenza psichiatrica, a partire dal tema degli spazi ad essa dedicati, del personale e della sua qualificazione, del tempo necessario per stabilire relazioni realmente terapeutiche e non solo ad erogare prestazioni riparative. Si tratta insomma di ribadire l’importanza di un sistema funzionante per la salute mentale che, se efficace, ha necessità di specifici ma tutto sommato limitati interventi per poter affrontare anche il tema del post OPG.

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