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Magistratura e Sanità pubblica sulla chiusura degli OPG

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Un panel di oratori di straordinaria competenza ha animato il Convegno “Oltre gli OPG. Prospettive e sfide di un incerto futuro prossimo”, organizzato dalla componente Area della Magistratura. A pochi giorni dalla chiusura degli OPG, fissata dalla Legge 81/2014 al 31 marzo, e scartata come incostituzionale l’ipotesi di una proroga dei termini, magistrati, docenti universitari, membri dell’avvocatura hanno ripercorso il lungo e travagliato iter legislativo che ha condotto alla legge, ne hanno sottolineato le caratteristiche sostanziali, hanno infine evidenziato le criticità applicative che ancora permangono. In particolare, l’uso ancora frequente da parte della magistratura giudicante dell’art. 206 del codice penale (quello relativo alla misura di sicurezza detentiva provvisoria) che alimenta gran parte dei recenti invii in OPG. In merito, è stato fatto notare come tale uso costituisca una disapplicazione dello spirito e della lettera della riforma del 2014, che lo prevede si, ma come extrema ratio. E questo non sempre per mancanza di alternative, essenzialmente ricadenti nell’istituto della libertà vigilata in tutte le sue possibili modulazioni, ma piuttosto per il prevalere di una giurisprudenza difensiva, alla quale plausibilmente ha contribuito il recente dibattito e la successiva riforma (Legge 18/2015) della responsabilità civile dei magistrati. Alla giurisprudenza difensiva fa da complemento una psichiatria difensiva, che nella generale condizione recessiva dei Servizi di Salute Mentale prova ad esercitare il suo tecnicismo per proteggere ambiti di cura, come gli SPDC, che avverte impreparati, spesso inutili o addirittura dannosi per molte psicopatologie associate ai comportamenti criminali (es. disturbi di personalità). Di qui l’esigenza, da più parti ribadita, di una organica e strutturata relazione tra magistratura giudicante, di sorveglianza, i periti incaricati delle valutazioni, e i dipartimenti di salute mentale, come in qualche modo previsto all’art. 7 del regolamento REMS, approvato in Conferenza Unificata il 26.2.15.

La discussione, profonda e argomentata, è andata quindi all’analisi dei temi della colpevolezza e della pericolosità, esaminando la debolezza razionale, in particolare, di quest’ultimo concetto la cui indeterminatezza ha dato luogo alla creazione al mostro giuridico della “pericolosità latente” spesso citata come motivazione (sic) per la reiterazione sine die di proroghe della misura detentiva. Con estrema chiarezza è stato da più parti affermata la necessità di superare, in coerenza con la filosofia del diritto e la teoria generale del reato, il costrutto della pericolosità, e di restituire a ciascuno il diritto alla responsabilità; a rispondere cioè per il fatto, non per quello che qualcuno ritiene la persona possa fare. E all’interno di quel contesto di responsabilità avere accesso alle migliori cure disponibili per le condizioni cliniche riscontrate.

La seconda parte del convegno è stata dedicata a un aggiornamento dai sei OPG italiani, per i quali erano presenti i direttori sanitari, con l’unica eccezione dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto. Tutti hanno riportato una situazione di work in progress intenso, a volte frenetico, per rispettare i termini della legge. Il report che meriterà maggior attenzione è giunto dalla Lombardia, che intende trasformare l’OPG di Castiglione in una mega-REMS con 6 moduli organizzati per patologie prevalenti. Per giunta, il programma regionale prevede la riedificazione del complesso, unico tra i sei OPG di costruzione relativamente recente. Infine, la stessa struttura dovrebbe ospitare anche persone della Liguria.

In Campania, procede a tappe forzate il programma per rendere disponibili 2 REMS da 20 p.letto ciascuna cui si aggiungono 2 strutture intermedie residenziali e 1 RSA per complessivi ulteriori 38 posti. A ciò si aggiunge l’articolazione dei dipartimenti di salute mentale che garantisce l’assistenza in carcere.

Anche la Toscana ha identificato le strutture da destinare a REMS, utilizzando anche risorse strutturali private, cosa che ha suscitato qualche perplessità. Una interessante valutazione che è stata effettuata riguarda la spesa media annua per progetto individuale di dimissione dall’OPG, che è pari a 57.400 euro.

E’ stato anche citato il paradosso dell’OPG di Reggio Emila, che pur essendo pronto a dimettere le persone internate della regione Emilia-Romagna, resterà aperto ben oltre il 31 marzo per la presenza di persone di altre regioni, ad esempio del Veneto, che non hanno predisposto programmi alternativi e sono quindi candidate al commissariamento.

E’ stato riportato infine il programma che la regione Emilia-Romagna ha già realizzato, in attesa della costruzione della REMS prevista a Reggio Emilia: l’allestimento di due REMS provvisorie a Parma e Bologna. La centralità della collocazione, le caratteristiche strutturali, la dotazione di personale ed il suo specifico addestramento, la previsione di 5 posti residenziali intensivi per le eventuali esigenze di persone detenute (caratteristiche che hanno ricevuto attenzione e approvazione da parte del Vice Presidente del CSM, avv. Legnini, intervenuto ai lavori) fanno sperare che la soluzione individuata sia più che provvisoria e, in coerenza con quanto previsto dalla Legge 81, sia possibile utilizzare i fondi strutturali allocati per la REMS di Reggio Emilia nelle attività di rafforzamento complessivo della rete dei servizi per la salute mentale regionale.

La registrazione audio dell’intero Convegno è disponibile sul sito di Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/scheda/436683/convegno-dal-titolo-oltre-o-p-g-prosepttive-e-sfide-di-un-incerto-fturo-prossimo

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